Antimo
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Gli anni della decima e ultima persecuzione scatenata contro i cristiani furono un periodo cruciale per la Chiesa antica. Uomini e donne, a partire al febbraio del 303 fino alla fine del 305, e in alcuni territori anche oltre, furono uccisi perché non vollero rinnegare la loro fede in Cristo. Essi furono venerati come santi e intercessori potenti verso Dio e la loro testimonianza aiutò molti cristiani a perseverare nel cammino intrapreso. La sequela di Gesù, quindi, ha impresso, sin dalle origini, un’attenzione determinante alla comunicazione e condivisione del Vangelo di Cristo. L’ideale che la storia di Antimo ci ha consegnato è quello di una testimonianza
radicale e leggere la sua vita significa interpretare il dinamismo della testimonianza come atto di libertà di un uomo che ha vissuto appieno l’esperienza di un messaggio adabile, coinvolgente e generatore di vita. Il contributo centrale di questo testo è il tentativo di mostrare quale lezione evangelica il santo sacerdote Antimo, decapitato l’11 maggio del 305, lungo la via Salaria, onore all’uomo contemporaneo. Antimo però non deve essere considerato un eroe. Gli eroi sono giudicati, a
volte, per un solo gesto che hanno compiuto, per una sola impresa, per un solo decisivo intervento cui hanno partecipato. Per la Chiesa anche Antimo è una sorta di eroe, ma che non appartiene alla tipologia dell’eroe classico.
Egli è stato infatti un eroe per quasi tutta la sua vita. Egli è stato un uomo di Dio, fedele a Lui solo, fin da quando è entrato nella sfera dello Spirito, e questo per il resto dello scorrere di ogni giorno della sua esistenza. Egli ha necessitato di una fortezza non inferiore a quella degli eroi, ma per tutto il periodo della persecuzione è stato soprattutto colui che era in grado di rendere la sua testimonianza umile e sofferta al Cristo anche al di là delle sue
capacità umane.



